Il viaggio dell’eroe precario | I libri di Luca Panzarella
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Il viaggio dell’eroe precario

Fuga dei cervelli, lavoro precario, nomadismo digitale: “Il viaggio dell'eroe precario” parla di una generazione che si rimette in marcia in tempi di crisi.

Pagine 129
Formato Cartaceo, 15x21cm

21,90€ 11,90€

Indice

0. Il viaggio dell’eroe precario
1. Inizio
2. Cambiare il mondo, cambiare noi
3. L’arrivo a londra
4. Spelling inglese, questo sconosciuto
5. I meetup di londra
6. Parliamo di soldi
7. Appuntamento in banca alle tre meno dieci
8. Scontare è bello, ma te lo devi meritare
9. Parlami un po’ di questa mafia
10. È ora di andare
11. Vita nuova, città nuova. I primi giorni a san francisco
12. Più sarai pagato, più sarai contento
13. Chiudi gli occhi e cominci a volare
14. Scontri culturali
15. Sul perché mi trovo a san francisco
16. Berkeley e i ragazzi della california
17. Lei non sa chi sono io
18. Sulla prevedibilità delle conversazioni con il mio compagno di stanza a san francisco
19. Un popolo senza commitment
20. La difficoltà di scegliere
21. Aspetta un monumento
22. Natale a san francisco
23. Ultima settimana a san francisco
24. La vita dell’eroe
25. Londra è un luna park
26. Trasferirsi a londra: consigli inutili
27. Il gioco delle tre carte
28. Libertà, soldi e tempo
29. America, inghilterra e il pensiero laterale
30. Sulla libertà di uscire in pigiama a londra
31. Certi momenti come diamanti
32. Benvenuto a berlino
33. La città che non esiste
34. I capelli di berlino
35. Per le strade di melbourne
36. La droga del viaggiatore
37. La cartina al contrario e la pasta scotta
38. Riparando orologi in un negozietto cinese a sydney
39. Effetti collaterali di una vita da nomade
40. La scelta di emigrare
41. Vita d’aeroporto
42. Vivere in un sogno
43. Non si torna mai indietro

Capitolo 1

“Così per i successivi due anni continuai a spostarmi di città.
Motivo? Fare esperienza.
Come? Facendo domande.
Conoscendo gente da tutte le parti del mondo.
Mettendomi in situazioni che mai avevo affrontato prima.
Divertente? Divertentissimo.
Faticoso? Faticosissimo.”

Capitolo 11

“Vivere in un posto nuovo ti dà una sensazione di grande potenza, ti senti in grado di riformularti di nuovo, ricominciare a parlare, osservare, conoscere come se non lo avessi mai fatto prima.
Cambi, con buona pace di chi ti conosce da tanto, mettendo di lato ciò che non ti piace e facendo spazio a tutto ciò di nuovo che ti interessa.
Il processo di svuotamento avviene d’un tratto, il tempo di un tramonto, e ti accorgi improvvisamente di avere molto più spazio per poter crescere, di poter fare a meno di tante cose che ritenevi indispensabili, anzi, ti sei già dimenticato di tutto, cammini per strada in Japantown e quasi ti convinci di aver sempre vissuto in Giappone, ti guardi allo specchio giusto per assicurarti
che la forma dei tuoi occhi sia quella che ricordavi.”

Capitolo 13

“Questa positività che respiri al di fuori dell’Italia comincia a non essere più una questione di soldi, di clima, di divertimenti, di lavoro, di cibo, di amicizie, ma qualcosa legata al tuo cervello, al tuo modo di ragionare e parlare, di percepire e vivere.
Così finisci di scrivere sul tuo blog mentre dall’altra parte del mondo ricomincia
un nuovo giorno.
Chiudi gli occhi e cominci a volare.”

Capitolo 25

“Benvenuti nella città giocattolo, benvenuti al luna park.
Quando Londra chiama anche se sei dall’altro lato del mondo lo avverti, alzi la testa e dici “Hai sentito?” ma gli altri non lo hanno sentito, no, devi sapere che Londra è molto selettiva e sceglie solo chi è adatto ai luna park.
Così abbandoni tutto e ti trasferisci a Londra, anche se “trasferirsi” non è il termine corretto, che a Londra non ci si trasferisce, si entra e si esce e nel frattempo si vive.”

Capitolo 33

“Certo non è facile farti conquistare da una città che in tarda primavera ti offre giornate fredde da rimettere su guanti, giubbotto e sciarpa.
Non sarebbe facile se non fosse che Berlino adotta tecniche avanzate di corteggiamento: ti conosce senza grandi fanfare, ti guarda con aria di chi sa e tu, che non sai, figurati se sai di non sapere.”